La Cina comincia a vietare l’uso dell’iPhone

La Cina comincia a vietare l’uso dell’iPhone

Come riporta il Wsj, Pechino vieta ai funzionari governativi l’uso dello smartphone di Cupertino per ridurre la dipendenza tecnologica straniera. Apple ha già iniziato ad assemblare iPhone in India

 

Pechino ha deciso di vietare ai funzionari governativi l’uso dell’iPhone e di altri dispositivi di marca straniera per motivi di lavoro, impedendo anche di portarli in ufficio. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, citando fonti vicine al dossier, questo sarebbe l’ultimo passo per ridurre la dipendenza dalla tecnologia straniera e per migliorare la sicurezza informatica interna.

Questa decisione potrebbe avere delle ripercussioni sulle vendite di iPhone in Cina, dove Cupertino resta al comando delle quote di mercato degli smartphone di fascia alta. Dalla scorsa primavera Apple ha iniziato a valutare la possibilità di dipendere sempre meno dalla Cina per la produzione dei suoi telefoni.

Apple avvierà l’assemblaggio degli iPhone 15, che verranno presentati il prossimo 12 settembre, anche in India, attraverso il suo storico fornitore Foxconn. Come anticipato nei mesi scorsi da Cupertino, questa decisione sottolinea l’intento di diversificare geograficamente la produzione, con l’obiettivo proprio di ridurre la quota cinese.

Secondo quanto riportato nelle scorse settimane da Cnbc, Apple avrebbe anche aumentato la produzione di iPhone in India, assemblando smartphone per più di 7 miliardi di dollari nell’ultimo anno fiscale. Resta aperta anche l’ipotesi Vietnam, dal momento che le relazioni tese tra India e Cina potrebbero complicare il trasferimento delle attività.

Apple ha chiuso il terzo trimestre dell’anno fiscale 2023 con un fatturato di 81,8 miliardi di dollari, in calo dell’1% su base annua, con gli utili per azione a 1,26 dollari, in aumento del 5% su base annua. Le vendite di iPhone nel trimestre sono state di 39,67 miliardi di dollari, al di sotto della stima degli analisti di 39,91 miliardi di dollari.

 

 

Fonte:www.financialounge.com